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Milano, i treni di Ferrovienord comprati in Puglia al doppio del prezzo (e spesso in tilt)

Milano, i treni di Ferrovienord comprati in Puglia al doppio del prezzo (e spesso in tilt)




Nella peggiore delle ipotesi sono treni pagati dai
contribuenti ben due volte e al doppio del prezzo. E chissà a chi e a cosa è
servito l’eventuale surplus. Nella migliore, si può dire che gli allora
acquirenti dei mezzi (i pur esperti dirigenti di Ferrovienord, che utilizzarono
un finanziamento concesso dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Brescia)
non ebbero un gran fiuto per gli affari, perché solo pochi mesi prima i colleghi
pugliesi delle Ferrovie Sud Est li pagarono 2 milioni di euro l’uno. Invece di
4. Come se non bastasse, c’è la beffa per gli “utilizzatori finali”: i
pendolari. Perché i treni in questione non stanno neanche funzionando bene. La
vicenda risale a cinque anni fa ed è collegata a un’inchiesta ancora in corso
della Procura di Bari. Ma non è detto che finisca in Puglia, perché adesso
Legambiente ha presentato un esposto alla Corte dei conti di Milano chiedendo ai
magistrati contabili di indagare sull’acquisto sospetto.
Per spiegare la vicenda tocca fare un passo indietro. Il 26 ottobre
Repubblica ha raccontato la
storia del convoglio più caro al mondo
— pagato 900mila euro e
ricomprato a 22 milioni e mezzo di euro, un sovrapprezzo che potrebbe aver
lasciato qui e là qualche tangente — acquistato dalle Ferrovie Sud-Est, azienda
interamente del ministero dei Trasporti, che ha in concessione più di 500
chilometri di ferrovie pugliesi. Di mezzo c’è l’intermediazione di una
misteriosa società (la Varsa) che nella propria vita aziendale (sostiene la
Procura di Bari, ma l’azienda invece smentisce) ha fatto due soli affari:
entrambi sui binari Polonia-Puglia, entrambi milionari.


Ma è il secondo dei due colpacci che, attraverso un meccanismo oscuro, arriva
fino in Lombardia. Nel 2008 le ferrovie pugliesi comprano 27 treni nuovi, questa
volta sborsando 53 milioni di euro, da un’azienda molto conosciuta nel settore,
la Pesa Bydgoszcz. Ma anche in questo caso interviene la Varsa facendo «attività
di consulenza», si legge negli atti. Una mediazione sospetta che viene
ricompensata generosamente, con 11 milioni e 369mila euro. Circa il 20 per cento
dell’affare complessivo. Calcolatrice alla mano, ognuno degli “Atr 220” è
costato 1,95 milioni di euro (consulenza inclusa); 1,55 milioni l’uno invece se
si toglie la provvigione per Varsa. Bene, e qui arriviamo al punto: due di quei
treni eccoli sbucare poco dopo in Lombardia.


Il problema non è geografico. Ma economico. In Lombardia i treni sono costati
la bellezza di 8 milioni di euro, cioè 4 l’uno. Stesse caratteristiche, stesso
motore, stessi optional: 154 posti a sedere (300 complessivi), finestrini
panoramici, «accesso facile anche per i disabili grazie al pianale ribassato,
telecamere, filtri antiparticolato Euro 3, rastrelliere per biciclette», era
scritto nel depliant. Convogli «acquistati dall’esercente lombardo rilevando due
dei treni previsti nell’ambito della commessa per le Ferrovie Sud-Est, tanto è
vero che i due treni si presentano nella stessa livrea Fse, senza però i marchi
e loghi pugliesi», raccontano le cronache di allora.


Restano diversi punti poco chiari nella questione. Da chi ha comprato i treni
Ferrovienord, società il cui 57 per cento è in mano alla Regione? Il bilancio
dell’ente del 2009 non lo dice. Le carte in mano agli inquirenti si focalizzano
su una commessa di ventisette treni della Fse, con i mezzi numerati da 001 a
027. Che numeri hanno i due treni finiti sulla linea Brescia-Iseo-Edolo? Lo 024
e lo 025. «I convogli — si legge nell’esposto presentato da Dario Balotta,
responsabile Trasporti di Legambiente Lombardia — potrebbero essere stati pagati
due volte. La prima con le risorse messe a disposizione dal ministero dei
Trasporti per le Ferrovie Sud-Est e la seconda volta con le risorse pubbliche
della provincia di Brescia e di Regione Lombardia. C’è inoltre da chiedersi come
è possibile che i due treni siano costati agli enti pubblici lombardi più del
doppio di quanto sono stati pagati dalle Ferrovie Sud-Est».


L’acquisto oltretutto non passò da un bando publico, ma si procedette
d’urgenza bypassando le normali gare. «Un vero e proprio miracolo», disse allora
il direttore generale della società Giuseppe Biesuz riferendosi alla rapidità
dell’acquisto. Ferrovienord parla oggi di un acquisto trattato direttamente con
i polacchi della Pesa, senza quindi passare dalla Puglia, e a un «normale prezzo
di mercato». Sia come sia, c’è la sorpresa finale. Perché dall’aprile 2009 a
oggi «i due treni hanno manifestato numerosi guasti meccanici ed
elettromeccanici — rimarca Balotta — e sono stati per molto tempo fuori servizio
in officina per riparazioni varie, oltre che per la normale manutenzione. Uno
dei due Atr è attualmente fermo con i motori guasti».


In Puglia, fra l’altro, nelle pieghe dell’inchiesta è spuntata anche una
complessa vicenda sull’omologazione di quei convogli, che potrebbe essere
arrivata — è questa una delle ipotesi sulle quali lavora la magistratura —
soltanto dopo l’acquisto dei treni polacchi da parte di Fse. E non è chiaro,
nemmeno a spese di chi. Ma di questo si occuperà la magistratura, che sul tavolo
ha la corposa informativa della guardia di finanza, la perizia tecnica di un
ingegnere che denuncia 
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